Il Carisma delle Suore Pie Operaie di San Giuseppe

e la Regola del Terz'Ordine francescano 

.... amatevi come ci ha insegnato il Signore, compatitevi, sopportate con amore generoso ciò che si deve sopportare ....

(dal Testamento Spirituale di Madre Tribbioli)

........ Lavorate per il bene del nostro Istituto, e non vi sembri mai di far troppo o abbastanza, perché per quanto si possa fare, si fa sempre poco per Gesù. L'unico scopo delle vostre fatiche e dei vostri sacrifici sia la gloria di Dio, fine primo ed ultimo ......

 (dall'esortazione di Madre Tribbioli alle sue Suore il 31.08.1964).

 

La Congregazione delle Suore «PIE OPERAIE DI SAN GIUSEPPE» è stata fondata ufficialmente con l'apertura del Noviziato il 29 Giugno 1927 a Castel del Rio (Bologna), da Madre  MARIA AGNESE TRIBBIOLI, nata a Firenze il 20 Aprile 1979 ed ivi morta il 27 Febbraio 1965, e nel 1962 ha ricevuto il riconoscimento pontificio. La seguì nel suo cammino di fondazione il vescovo di Imola (BO), mons. PAOLINO TRIBBIOLI, francescano Cappuccino di Cortona, il quale era stato missionario per dieci anni in India.

La denominazione «PIE OPERAIE DI SAN GIUSEPPE», prima ancora che un titolo, è un programma di vita che postula la santificazione del lavoro. Infatti, la Fondatrice, nel suo testamento spirituale scrive “…la vostra vita sia come quella della casa di Nazareth: LAVORO E PREGHIERA…".

La madre Tribbioli volle che la sua opera fosse improntata allo spirito francescano perciò la denominò PIE OPERAIE DI SAN GIUSEPPE del terz'ORDINE REGOLARE DI SAN FRANCESCO D'ASSISI, scegliendo così san Giuseppe e san Francesco come modelli della spiritualità della nascente famiglia religiosa.

 Si può parlare di una spiritualità del lavoro, in quanto quest'ultimo, per Lei, dev'essere coraggiosamente affrontato per provvedere alle proprie necessità e per alleviare l'altrui miseria.

Inoltre, le Pie Operaie hanno scelto di lavorare seguendo l'esempio di san Giuseppe, l'uomo che fatica in silenzio ed umiltà, e lo fanno a vantaggio  degli altri. La virtù dell'umiltà fu tanto cara alla Fondatrice che spesso nelle sue conversazioni con le suore ripeteva  "......care figlioline, abbiate un grande spirito di pietà, siate di vita interiore profonda, considerate la Cappella il cuore della casa.... siate umili, umili, umili, l'edificio del nostro Istituto deve fondarsi sull'umiltà, la semplicità e la carità fraterna”.

Madre Maria Agnese Tribbioli seguì la scia della spiritualità francescana e non si stancava di ripetere "......siamo tutti fratelli e sorelle, siamo usciti tutti dalle mani di Dio, dobbiamo amarci con amore umile e concreto, perché solo l'umiltà vera è capace di riconoscere la grandezza di Dio e di elargire la potenza dello Spirito, che si manifesta nella capacità di arricchire gli altri con il dono della nostra vita....".

Pertanto il CARISMA proprio della Congregazione si può riassumere in questi cardini:

VITA DI PREGHIERA INTENSA, in quanto solo attraverso l’evangelizzazione con la PAROLA DI CRISTO si possono capire i bisogni dei tempi, e contemporaneamente lavorare per il bene e a vantaggio degli altri, con uno spirito di umiltà particolare, che rende la carità più squisita e il lavoro più gioioso, perché inteso come strumento indispensabile per la nostra vita pastorale;

 

SANTIFICAZIONE DEL LAVORO perché dall'impostazione cristiana della vita sopra esposta scaturisce la nostra attività apostolica che si esplica nella collaborazione pastorale nelle Parrocchie; nell'opera per l'educazione cristiana ed umana nelle scuole dell’infanzia e primarie; nell'assistenza educativa ai minori provenienti da famiglie disagiate che si trovano a vivere situazioni difficili; nel sostegno morale alle detenute; nell'assistenza agli anziani e nell'accoglienza a gruppi in case di spiritualità;

 

MISSIONARIETA' "AD GENTES ", come completamento della consacrazione tra i ceti più umili e bisognosi, a vantaggio di coloro che la società consumistica emargina, in modo che la disponibilità totale diventi "un segno" per gli uomini del nostro tempo, un segno che necessariamente passi attraverso l'umiltà silenziosa e la laboriosità intensa.

 A proposito del riferimento alla Regola del Terz'Ordine Francescano (OFS), scrive Padre Marciano Morra, in «La santità di Padre Pio», Ed. Casa Sollievo della Sofferenza, pp.198-200:

 

La vita di suor Maria Agnese Tribbioli non si consuma all'interno di un monastero di clausura, scandita dall'orologio che invita le monache alla preghiera e al lavoro, ma si concretizza tra la chiesa e le piazza, tra l'altare e la gente indaffarata nelle attività quotidiane. Di fronte alla crescente secolarizzazione, più che chiudersi in se stessa, ella maturò il progetto di porre mano ad una fondazione che affrontasse le richieste della società alla luce del Magistero della Chiesa. La sua iniziativa non sminuisce il valore della consacrazione religiosa, anzi i voti di obbedienza, povertà e castità le hanno permesso di maturare un sentimento materno nei confronti dei fratelli più bisognosi. La partecipazione al Terz'Ordine Francescano (OFS) non fu una scelta devozionale, ma una consapevole accettazione della spiritualità di Francesco d'Assisi: fede profonda, preghiera, carità operosa, povertà, umiltà. Dalle tante lettere che la Serva di Dio inviò alle sue consorelle si evince che Madre Tribbioli non conosceva solo la Regola dei terziari francescani ma anche la Regola Bollata che Francesco donò ai suoi frati. Riportiamo alcuni punti della citata Regola affinché ognuno possa riconoscere la fonte cui si ispirò la Serva di Dio.

Capitolo 5. Del modo di lavorare

Quei frati, a cui il Signore ha dato la grazia di lavorare, lavorino fedelmente e devotamente, in modo che, bandito l'ozio, nemico dell'anima, non spengano lo spirito della santa orazione e devozione, a cui tutte le cose temporali devono servire.

 

Capitolo 6. Dei frati infermi

E dovunque sono e si incontreranno i frati, si comportino familiarmente fra loro e senza timore si manifestino l'uno all'altro le proprie necessità, perché, se una madre nutre e ama il proprio figlio carnale, con quanta più cura deve uno nutrire il suo fratello spirituale! E se qualcuno di essi cadrà infermo, gli altri frati lo servano come vorrebbero essere serviti essi stessi.

 

Capitolo 10. Della ammonizione e correzione dei frati

I frati che sono ministri e servi degli altri frati, li visitino e li ammoniscano e li correggano con umiltà e carità, non comandando ad essi nulla che sia contro la loro anima e la nostra regola. I frati sudditi, poi, si ricordino che hanno rinunziato alla propria volontà per amor di Dio. Perciò comando fermamente ad essi di obbedire ai loro ministri in tutte quelle cose che hanno promesso al Signore di osservare e non sono contrarie all'anima e alla nostra Regola (... ) Ammonisco, poi, ed esorto nel Signore Gesù Cristo che i frati si guardino da ogni superbia, vanagloria, invidia, avarizia, cura e sollecitudine di questo mondo, dalla detrazione e mormorazione.

La Madre Fondatrice presenta i membri della Sacra Famiglia come modelli da imitare nel proprio cammino spirituale, in cui le virtù dell'obbedienza, semplicità, mitezza, nascondimento hanno un posto di preminenza. In una lettera del15 marzo 1954 scrive: «Spero davvero che cresciate ogni giorno più in virtù e soprattutto avvezzatevi tutte ad essere sottomesse. Chiedere i permessi, non prendere iniziative, fare o disfare senza il parere o l'ordine dei superiori. Se vi abituerete all'umiltà, alla sottomissione, sarete care alla Vergine Santa che fu tanto umile, mite, nascosta. Sarete care a Gesù, vostro dolcissimo sposo e tanto umile e mite di cuore. Ricordatevelo, figlioline care, quando l'orgoglio fa capolino, quando il risentimento vuole esplodere. Guardate Gesù, guardate Maria e san Giuseppe. Quali esemplari! Coraggio e avanti».

La personalità di Madre Maria Agnese era dotata di viva sensibilità umana e spirituale. Ciò era dovuto ad un dono di natura, ma anche all'esperienza della sofferenza da lei conosciuta nelle forme più svariate, per cui sapeva comprendere chi era sotto il torchio del dolore. Consigliava prudenza ed equilibrio nell'osservanza della regola, senza alcun inasprimento. Intuendo da uno scritto epistolare di suor Liliana, nel marzo 1947, che le sue condizioni di salute erano precarie, le consigliava di prendere le giuste precauzioni: «Coraggio sempre ... Non faccia tardi a pregare, vada a letto con le altre ... Non faccia nessun sacrificio in più ... Preghi fra giorno con i bimbi e quando può, ma veglie straordinarie no».

 

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